L’Unione europea, a differenza delle tradizionali organizzazioni sovranazionali che dipendono integralmente dai contributi degli Stati membri che le compongono, dispone di un bilancio proprio. Comprendere l’architettura di tale aspetto del sistema finanziario, appare una condizione necessaria per acquisire consapevolezza della politica di coesione sociale e dei fondi strutturali che costituiscono il quadro finanziario pluriennale europeo.

La composizione del bilancio europeo

Un excursus storico sulle scelte di politica economica dell’UE sarebbe importante per comprendere meglio le tappe e l’evoluzione della stessa, ma ritengo necessario -al momento – porre la mia attenzione sull’attuale composizione del bilancio europeo. Attualmente, le risorse proprie dell’Unione mensilmente accreditate da ogni singolo Stato membro su un conto a cui accede direttamente l’UE, dipendono da:

  1. I dazi doganali e le risorse di origine agricola.
  2. L’imposta sul valore aggiunto (percentuale IVA).
  3. Il contributo sul reddito nazionale lordo (RNL).

Negli ultimi anni, la Commissione europea ha deciso di incrementare le entrate dipendenti da risorse proprie, attraverso l’introduzione di nuovi tributi: plastic tax, emission trading system (ETS), common consolidated corporate tax base (CCCTB).

Appare evidente la volontà dell’UE di ridurre l’inquinamento causato dalla plastica e dalle emissioni di CO2, ritenendo sempre più centrale la necessità di adottare una politica green incentrata sulla circular economy attraverso cui diminuire al massimo gli sprechi contrastando, al contempo, i problemi legati al cambiamento climatico.

Al fine di una completa comprensione dei molteplici e complessi meccanismi di politica europea, appare opportuno accennare alla distinzione tra fondi diretti e fondi indiretti o strutturali. La sostanziale differenza tra i due fondi deriva dal fatto che i primi vengono erogati direttamente dalla Commissione Europea che si occupa della loro gestione attraverso programmi (es: Horizon 2020).
I secondi vengono affidati dalla Commissione ai vari Stati membri che a loro volta attuano una distribuzione interna tra Ministeri, Regioni ed Enti, deputati all’attuazione della politica di coesione europea.

Controllo sul bilancio e ruolo dell’OLAF

Il controllo sul bilancio europeo è costituito da due diversi livelli:

  1. Controllo a livello nazionale → gli Stati membri dispongono delle procedure necessarie per la riscossione e il controllo delle risorse proprie.
  2. Controllo a livello dell’Unione → la Corte dei Conti si occupa del controllo contabile ed il Parlamento Europeo del controllo politico.

Il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFU) prevede l’obbligo (sia per l’UE che per gli SM) di contrastare le frodi e le attività che ledono gli interessi finanziari dell’Europa.

Nello specifico, impone di osteggiare condotte che attentano al bilancio UE e che producono – come effetto- il sostegno ingiustificato di una spesa, se questa fosse sospettata di essere legata a proventi derivanti da mera irregolarità che, in casi più gravi, potrebbe corrispondere anche ad una vera e propria frode fiscale.

A tale riguardo, svolge un ruolo fondamentale l’ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF), che si occupa dei seguenti compiti:

  1. Effettua indagini indipendenti su casi di frode e corruzione riguardanti i fondi dell’UE per assicurare che il denaro dei contribuenti europei sia indirizzato esclusivamente a progetti che possano creare occupazione e favorire la crescita in Europa;
  2. Contribuisce a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni europee attraverso indagini su gravi inadempimenti degli obblighi professionali da parte del personale e dei membri delle istituzioni dell’UE;
  3. Elabora un’efficace politica antifrode dell’Unione europea.
  4. A conclusione di eventuali indagini, l’Ufficio raccomanda inoltre, la realizzazione di interventi da parte delle istituzioni dell’UE e, nello specifico, agli stessi governi nazionali interessati. Tali interventi riguardano generalmente l’avvio di indagini penali, recuperi finanziari o altre misure disciplinari.

Conclusioni

Da queste brevi considerazioni si deduce con certezza che, attraverso l’organizzazione del bilancio, l’Unione europea finanzia programmi e progetti con il fine di apportare miglioramenti alla vita dei cittadini sia appartenenti agli stati UE che appartenenti al resto del mondo e, per tale ragione, si evince che da un uso scorretto dei fondi comunitari o dall’evasione di tasse, dazi e imposte che contribuiscono a tale bilancio, si incide in maniera diretta e negativa, sia sui cittadini che sulla funziona economica redistributiva del progetto stesso.

Per maggiori informazioni, puoi scrivere a info@gruppoingegneria.it

A cura di:

Francesco Rizzuto

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